venerdì 16 marzo 2012

Mamma Mondo


Bello questo titolo, vero?
Ringrazio innanzitutto Laurence per le iniziative di cui ci fa sempre partecipi.
Questo titolo è per me un tuffo al cuore, benchè poi il significato sia molto più ampio della mia parziale prospettiva di mamma ado.

L'invito è a portare la propria esperienza di mamma del mondo nell'ambito di un ciclo di "5 incontri dedicati alle donne in gravidanza, neomamme e mamme con bambini piccoli, straniere e italiane, che abbiano voglia di incontrarsi per conoscere le pratiche intorno alla cura della madre e del bambino nelle culture del mondo, per fare amicizia, per scambiare informazioni utili, per valorizzare la differenza come una ricchezza da salvaguardare, da trasmettere e condividere".

Il titolo Mamma Mondo si riferisce dunque al progetto Mamma Mondo finanziato da Eco Mondo Doula e dall'Istituzione Centro Nord Sud di Pisa", in queste date:
- mercoledì 18 aprile
- 2-16-30 maggio
- 13 giugno 2012
L'orario è  dalle 10 alle 13, presso Biofarma, dove si tengono gli incontri della Scuola delle Doule, frequentata anche da una mamma che mi viene a trovare su questo blog!

Un contributo di 50 euro sarà assegnato a 3 delle partecipanti che verranno scelte per trasmettere una competenza di interesse per il gruppo!
 
Per partecipare, contattare il 3391584981, o emanuelageraci@ gmail.com.
 



lunedì 12 marzo 2012

Ancora sulla storia di storie... non demordo

E' da molto che non curo regolarmente il blog e la proposta della storia di storie ha avuto un solo riscontro.
Mea culpa, naturalmente.
Questa qua si rifà viva dopo secoli e ci butta lì l'ennesima proposta, questa proprio decisamente improbabile, impraticabile ecc.
Beh, l'idea della collezione di storie di adozione non è nè originale nè peregrina, altri network ci stanno provando, anche su fb ci sono gruppi che sono quotidianamente arricchiti di sentitissimi post.

A me piaceva proprio l'idea di creare qualcosa di organico, che aiutasse tutte le mamme a orientarsi non tanto nel mare dell'adozione ma della gravidanza di cuore, quel percorso che ancora molti spaventa, altrettanti scoraggia, tanti che vi assistono come parenti e amici inquieta.
Ritorno ai soliti discorsi non solo spacciandoli per novità per chi capita qua per caso (e ho scoperto che ce ne siete ancora tante e tanti, di visitatori occasionali, con la complicità di Google che mi porta ancora così sul palmo della mano) ma perchè ogni giorno, e dico ogni giorno, mi trovo a che fare con sguardi interrogativi, qualunque sia l'interesse sotteso, dall'ansia classificatoria (mamma vera? mamma ado? papà straniero? fedifraga? scappatella? nipote di veterano del Vietnam? Però le orecchie sono le sue - vero, Emanuele ha le mie orecchie - uhm.. ma il naso... quello non ci combina nulla!) alla mera curiosità.
Ma curiosità di cosa? Curiosità perchè?
Il nostro paese sta cambiando, è pieno di italiani di colori diversi, ma ancora qualcuno non se n'è accorto, con grande sofferenza, sì, sofferenza, di tanti, dei tanti ragazzi italiani, figli di immigrati, che non godono ancora affatto dei pieni diritti di cittadinanza.

Sto rileggendo il bel libro "Carne" di Ruth L. Ozeki, regalatomi dalla mia amica drammaturga Silvia Bagnoli, e mi piacerebbe, al proposito, regalarvi (scusatemi, io lo considero un regalo quando trovo da qualche parte la trascrizione virgolettata o in corsivo di una frase di un libro, cioè le stessissime parole dell'autore, che mi valgono come dieci quarte di copertina, o altrettante recensioni...) un dialogo, risalente ancora al novantotto in America tra un "rubizzo veterano della II guerra mondiale" dell'Arkansas e una nippoamericana:
 ...posò l'occhio su di me e la mia troupe: in fila davanti ai carrelli scaldavivande, riempivamo i nostri piatti di frittelle e pancetta americana.  
- Da dove diavolo venite?  - chiese strizzando gli arcigni occhi azzurri. 
- New York, - rispondo io. 
Scuote la testa e agita un dito adunco a pochi centimetri dalla mia faccia. - No, voglio sapere dove sei nata
- Quam, Minnesota, - dico. 
- No, no... che cosa sei? - Geme per la frustrazione. 
E io, con voce bassa, ma fremente di diabolico orgoglio, gli dico: - sono... una... merdosa... americana!
Ecco, non è per cattiveria, ma mi piacerebbe che i nostri figli italiani non dovessero mai sostenere un dialogo così, nella loro città, a casa loro.
Anche per questo mi piacerebbe che scrivessimo.
Non qui, non per alimentare questo blog, ma altrove, in campo neutro, dove volete voi, dove vorremo noi.
La mia da queste pagine è solo una piccola proposta.

venerdì 20 gennaio 2012

Una storia di storie

Ringrazio di cuore chi mi scrive e chi continua a commentare nonostante la mia latitanza.
Chicco tutto ok, sta bene e cresce regalandoci ogni giorno la gioia di stare al mondo.
E' un dono che non finisce di stupirci, e di cui ci sentiamo immeritevoli destinatari... ma tant'è, è toccato a noi.  Ma soprattutto a lui!
Tante volte ci diciamo ma come sarebbe stato meglio per lui avesse avuto due genitori magari più giovani, un papà e una mamma così e cosà, capaci di questo e di quello, e invece gli siamo capitati noi.
E alle persone che ci dicono ancora "machebellacosacheavetefatto" non risponderemo mai con abbastanza forza che è lui, Chicco, ad aver fatto "la bella cosa" a noi, altrochè!!!
Vorremmo gridarlo, ma sappiamo bene che l'adozione non è "un'azione da fare" ma un percorso, che noi per primi abbiamo fatto partendo da sottozero, se è possibile; non biasimiamo dunque chi associa l'adozione a un'opera pia, ma continuiamo a raccontarlo con la nostra vita di tutti i giorni, con la nostra storia.

A proposito di storia...
Sapete che io sono fissata con le storie.
Ecco che ne ho tirata fuori una nuova.
La scrittura collettiva. Sul tema della maternità adottiva.
Ho buttato lì la proposta via mail alle mamme della neonata falange pisana de "La casa di Hippa e Lella", e rilancio anche da qui.
Che ne dite di creare insieme, mamme ado e, perchè no, mamme bio che se la sentono di dire qualcosa sull'adozione, una storia di tutte le storie di maternità "di cuore"?
Su "come fare" ne parlerò in seguito, se la cosa raccoglie consensi.
Sono convinta che la necessità di raccontare sia dentro ognuna di noi,  aspetto quindi adesioni "di pancia", cioè istintive, senza pensarci troppo su.
Una storia delle storie senza nomi e cognomi, senza nemmeno paesi e colori, se volete, da condividere in rete con tutte le persone che intraprendono questo cammino, e non.

giovedì 19 gennaio 2012

La bambina di neve



di Lara Manni

Eowyn Ivey, La bambina di neve, Einaudi, Torino 2011, pp. 414, € 19.00
La bambina di neve si chiamava, in origine, Snegurochka, era la figlia della primavera e del gelo e si incarnò in una creatura dotata di parola e respiro grazie al desiderio di una coppia senza figli: da loro riceverà, però, un affetto senza limiti e insieme una condanna. Nella versione originale, la bambina impara dalla madre umana la pietà e le emozioni e proprio per questo, nel momento in cui si innamora per la prima volta, il suo cuore si scalda. Dunque, la fanciulla si scioglie.

“La bambina di neve” è il romanzo d’esordio (in Italia pubblicato da Einaudi Stile Libero) di Eowyn Ivey, giornalista e libraia che vive in Alaska e che ha, di fatto, raccontato con grande fedeltà la fiaba russa, ambientandola negli anni Venti del secolo scorso e dandole come sfondo la propria terra.
I protagonisti sono Jack e Mabel, una coppia di mezza età segnata dalla perdita di un figlio e trasferitisi in Alaska per cercare solitudine e il riscatto promesso ai coloni. Come nella storia classica, proprio mentre Jack sta per abbandonare il progetto e accettare un lavoro nelle miniere e Mabel medita il suicidio, cade la neve e i due sposi ritrovano, per una breve notte, allegria e intimità. Costruiscono un pupazzo di neve e gli danno la forma di una bambina. Fanno l’amore. Il giorno dopo, il pupazzo è sparito, ma fra gli alberi appare e scompare una bambina bionda, seguita da una volpe rossa.
Ci vorrà molto tempo, e non poca pazienza, prima che la bambina accetti di seguire Jack in casa, e ancor di più prima che riveli il suo nome, Pruina. Ma il desiderio di Mabel sboccia immediatamente. Per lei, che intuisce sensibile al caldo eccessivo, lascia entrare il gelo dalla porta socchiusa. Per lei torna a disegnare, e disegna tutto quel che la bambina le porta in dono. Per lei sfida il giudizio degli altri pochi umani che frequenta, e racconta che Pruina esiste, e non importa se l’accusano di soffrire la follia del mal d’inverno.

Mabel è il vero centro della storia, dunque. Perché il romanzo riesce a innestare nel tessuto classico della fiaba i temi e le lacerazioni del desiderio stesso: la maternità, nel caso di Mabel, il riscatto maschile (ma anche la paternità) per Jack. Ma è il desiderare, in sé, che porta a creare: ed è questo che interessa ad Eowyn Ivey, fra le poche a portare a compimento un esperimento tentato da molti.

L’innesto della fiaba classica in un romanzo contemporaneo, infatti, è una tendenza che interessa non pochi scrittori, fino a diventare – ineluttabilmente – filone editoriale emergente negli Stati Uniti. [...]
Eowyn Ivey, però, fa qualcosa in più: perché non basta conoscere la fiaba per riscriverla. Compie, in un certo senso, un percorso simile a quello di Angela Carter con i racconti di “La camera di sangue”, dove il pretesto erano le storie di Perrault, da Barbablù a La bella e la bestia, da Cappuccetto rosso a La bella addormentata nel bosco, e altre narrazioni del folklore (il re degli elfi) o della letteratura (“Alice nel paese delle meraviglie”). La stessa Carter dichiarò: “La mia intenzione non era scriverne nuove "versioni" o, come è stato orribilmente pubblicato nell'edizione americana del testo, fiabe "per adulti", ma estrarre il contenuto latente dai racconti della tradizione”.
Ecco, senza questa discesa nel “contenuto latente” l’operazione riesce solo a metà. Ivey, al contrario, l’ha centrata.

http://www.carmillaonline.com/archives/2012/01/004165.html

lunedì 21 novembre 2011

Nasce il gruppo pisano di LCdHeL

La Casa di Hippa e Lella, Associazione sanminiatese di mamme adottive e affidatarie, esordisce finalmente a Pisa con un gruppo di otto mamme otto reclutate dalla mia amica Susanna, mamma bio&ado che ha coltivato pazientemente con me questo progetto da due anni circa a questa parte.
Il reclutamento delle nuove socie pisane non è stato così automatico come pensavo; molte mamme adottive intravvedono nel "differenziarsi" in qualche modo dalle mamme tout court un ostacolo alla normalizzazione della loro realtà. E' per loro difficile rappresentarsi come appartenenti a un'associazione che di questa "differenza" sembra fare la propria bandiera.
Resto in atteggiamento di ascolto delle implicazioni di questa visione, salutari e necessarie ad arricchire la mia, che si pone in questi termini: vivo la differenza come un dato di fatto che, di fatto, ha dato come frutto mio figlio, e di questa differenza sento il bisogno di riappropriarmi ogni giorno.
E' questa storia particolare e non altre che ha dato vita alla nostra famiglia, e ho bisogno di finire di scriverla, insieme a mio marito e con l'aiuto di mio figlio, mentre nel frattempo stiamo scrivendo storie quotidiane del tutto uguali alle storie di qualsiasi famiglia.
Ecco perchè sono contenta di avere l'occasione di confrontarmi con altre mamme adottive, e non solo con le mamme naturali.
Insomma questo gruppo è nato, ci ritroveremo con cadenza mensile presso l'accogliente sede di Biofarma, a Pisa, che ringraziamo per la generosissima collaborazione, (la stessa sede dove si riuniscono le mamme naturali di "Mondo Doula") e i nostri incontri saranno coadiuvati da una psicologa, mamma adottiva, pronta a contenere le nostre storie e a sottolinearne qua e là i passaggi più difficili.
Un grazie ancora a Giulia, presidente dell'Associazione, e a Barbara segretaria verbalizzante e incoraggiante che è venuta con lei, che hanno accompagnato Susanna, me e le nuove sei mamme in questo momento di costituzione del gruppo.

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