mercoledì 14 ottobre 2009

Kamishibai, la valigia delle storie

Il kamishibai realizzato da me e da mio marito

Come già ripetuto altrove, per noi mamme adottive la narrazione è molto importante.
Certamente lo è per tutte le mamme, ma per noi ha un significato particolare: dare al nostro bambino una storia, la storia delle sue origini, dalla nascita fino alla “seconda nascita” nella sua famiglia adottiva.
Noi tutti abbiamo bisogno della nostra storia e di storie in genere, così come qualsiasi popolo ha bisogno del suo mito fondativo tramandato in forma di storia da raccontare.
Gli psicologi consigliano di raccontarle, le storie, piuttosto che leggerle, e questo si spiega facilmente nel coinvolgimento di tutte le facoltà del bambino, quelle razionali ma anche quelle emotive e affettive, che il racconto facilita, rispetto alla lettura; i contenuti sono più direttamente introiettati come significativi, proprio perché vissuti e esperiti nell’ambito di un contesto affettivo, che è quello della comunicazione genitore-bambino.
Il Kamishibai può darci una mano, supportando come un libro, ma consentendo uno speciale coinvolgimento tra chi racconta e chi ascolta.

Che cos’è il Kamishibai?
Avete presente un teatrino? Ma anche una televisione o un computer?
Ecco, il Kamishibai è un po’ teatrino un po’ televisione, anche se la sua origine, giapponese, è antica.
Kami in giapponese vuol dire carta e shibai storia.
Dagli anni '20 agli anni '50, anno dell'avvento della tv, nella sola Tokyo ci sono stati più di 25000 narratori ambulanti, gaito kamishibaya... E ancora oggi è usato nelle scuole del Giappone, nell'ambito di programmi didattici specifici.


Un Kamishibai ambulante degli anni '40-'50, l'antenato di Manga e Anime!

Si tratta di una specie di cornice a cui sono applicate due ante come quelle delle finestre, che fanno da sipario. Il Kamishibai chiuso, quello che si compra già fatto, è dotato di manico, sembra una valigetta, da qui la suggestiva definizione di “valigia di storie”, o “racconti in valigia”.

Il narratore infila i disegni da un lato della cornice e li sfila dall'altro, mentre ne legge sul retro le rispettive didascalie, cioè i testi della storia, suddivisi nei diversi momenti rappresentati ognuno da un disegno.
In genere una storia è fatta di 12-14 disegni numerati in sequenza.

Ma guardate la realizzazione che ne ha fatto la fantastica autrice del blog La Casa nella Prateria... sono senza parole.

Con questo strumento la storia si dinamizza più che se fosse scritta su un libro.
I bambini sono sensibilizzati a un rapporto più vivo tra immagine e parola.
La presenza del Kamishibai in una stanza, preferibilmente un ambiente piccolo e raccolto, crea magicamente la giusta condizione di attenzione e di ascolto, indispensabile per un coinvolgimento del bambino a tutti i livelli di percezione. Questo effetto è ancora più forte se il narratore riesce a mantenere costante e vivace il contatto visivo con i bambini.
E’ utile inoltre caratterizzare i personaggi della storia con voci diverse: questa tipizzazione permette l’empatia tra i bambini e i personaggi, e le conseguenti identificazioni.




E’ uno dei modi per raccontare a un bambino la storia della sua adozione, facendo in modo che si identifichi in modo empatico con il personaggio principale, che lo rappresenta, e riconosca la mamma e il papà dalle loro azioni e dalle loro parole.
In fondo per un bambino adottato l’acquisizione fondamentale a cui deve pervenire è che la sua mamma e il suo papà sono precisamente quelli che “fanno” rispettivamente la mamma e il papà…
Alla fine del racconto-spettacolo sarà utile sollecitare un feed-back, nel nostro caso per verificare il livello di comprensione della storia adottiva, l’avvenuto riconoscimento dei personaggi e delle relazioni tra loro.

Il bello del Kamishibai è che possiamo farcelo da soli con l’aiuto dei bambini; non deve essere necessariamente di legno, può essere costruito in cartone utilizzando delle scatole.


Possiamo poi inventare insieme le storie e realizzare i disegni su semplici fogli A4, quelli della stampante, per intenderci, o utilizzare delle fotografie stampate, che i bambini contribuiranno a mettere in sequenza e a manovrare nel Kamishibai.



Un Kamishibai antico conservato nel Shitamachi Museum di Tokyo, utilizzato da una bravissima narratrice, capace di dare la giusta enfasi ai personaggi e alla storia che racconta, di per sè semplicissima come semplici e rudimentali sono i disegni.
Il video fa riferimento a un testo in inglese che trovate al link http://www.youtube.com/watch?v=QUAJIlJ4DOw

In seguito mi propongo di parlare di altri modi per grandi e piccini di inventare storie e raccontarle.
Parlerò di baracche e burattini, e di teatro per bambini.
Ma anche semplicemente di come leggere le storie.

3 commenti:

  1. Hai pubblicato un post molto interessante, credo che la lettura di una storia con il susseguirsi delle immagini sia fondamentale nella vita infantile di un bimbo, infatti la loro memoria e più che altro visiva. I bimbi sono molto attratti dai colori, dalle forme del disegno, in più questo metodo di narrazione consente al bambino di accostare al suono delle parole anche un'immagine. credo anche che l'artificioso movimento delle pagine disegnate su una cornice quasi a teatro attiri molto l'attenzione di tutti i bambini.

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  2. Avevo postato qui un commento, ma non lo vedo... volevo ringraziarti per questo post. Ci hai dato un sacco di idee che metteremo certamente in pratica nelle prossime settimane!

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  3. complimentissimi per il vostro Kamishibai, il bimbo (bellissimo ancor più) e tutto il resto!!!

    impressionante!

    mi piacerebbe costruirne uno simile? potreste darmi delle dritte?

    ciao! e grazie in anticipo.

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