mercoledì 23 dicembre 2009

Chuc Mung Giang Sinh!!!!


Ci prepariamo a festeggiare santamente in due questo Natale, in attesa di essere in tre.
Ecco qua tre foto che ci ritraggono intenti nei preparativi:




Io e il marito che prepariamo l'albero...




...il marito e io che esprimiamo o meglio rinnoviamo il nostro desiderio a Babbo Natale...




...e infine le prove del bacio sotto il vischio.

L'occasione mi è gradita per ringraziare veramente di cuore tutte le carissime e i carissimi blogger che in questi pochi mesi hanno avuto la gentilezza di venirmi a trovare e di apprezzare e accompagnare con dolcezza, sensibilità e affetto questo cammino che stiamo compiendo, io e mio marito, verso il nostro bambino.
Guardare e ascoltare le storie di tutti voi e dei vostri bambini è stata per me una gioia quotidiana e un motivo sempre nuovo di arricchimento, e anche di riflessione nel personale percorso che stiamo facendo incontro all'adozione.
Ci tenevo molto a dirlo.

Auguro ogni felicità in uguale misura alle "mammedipancia" e alle "mammedicuore" e alle loro famiglie.
E un augurio un pochino diverso a chi come me sta aspettando: che sia un Natale prezioso, illuminato dalla gioia dell'incontro imminente con il bambino che ci è stato donato.

Alle mie amiche vietnamite e giapponesi un grazie per avermi fatto fino ad ora conoscere il mondo da dove ha deciso di arrivare il nostro cucciolo, che sarà la nostra terra d'elezione, e un augurio perchè arrivi anche laggiù qualche scintilla del nostro Natale.

A tutte e a tutti, insomma,
Chuc mung giang sinh va mot nam 2010 day niem vui va binh an!
Ovvero, Auguri di Buon Natale e di un anno 2010 pieno di gioia e di pace (la carissima S, mamma adottiva del piccolo F venuto dal Vietnam, docet!!!)

venerdì 18 dicembre 2009

Non bruciamo il futuro dei bambini




Il bellissimo eco-giveaway di "Design per Bambini".





Notte di lavoro a Copenaghen per gli Sherpa che mentre la neve scendeva silenziosa hanno scritto il documento da sottoporre ai leader.
L'impegno è quello di ridurre le emissioni di gas inquinanti per mantenere l'aumento delle temperature sotto i due gradi e l'obiettivo per aiutare i Paesi in via di sviluppo è di sborsare 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020.

Il 10 maggio scorso con il marito partecipammo a un incontro organizzato dal Comitato "Non bruciamoci Pisa" insieme al MeetUp Pisa sugli impatti sanitario-ambientali della gestione dei rifiuti.
Questa la sintesi dell'intervento dell'oncologa Patrizia Gentilini che redassi e pubblicai nelle sedi opportune.

Direi che questa è la "silent pandemic", la silenziosa pandemia che dobbiamo temere, dalla quale nessuno si sogna di metterci in guardia, anzi, e non quella paventata terroristicamente dalle multinazionali farmaceutiche produttrici di vaccini, in accordo con il Ministero della Salute, che abbiamo subìto ricattati e ridotti all'impotenza.
Di questa silenziosa pandemia nessuno parla perchè gli interessi economici in ballo vanno nella direzione di incoraggiarci al consumo, allo spreco e a uno scorretto smaltimento dei rifiuti, "tanto va tutto a finire nel mucchio", e "tanto ci sono gli inceneritori".
Caldeggerei dunque la lettura paziente di questo articolo perchè riguarda la salute di tutti ma in particolare quella delicata e in formazione dei bambini, e quindi degli adulti che saranno.
Vorrei creare sani allarmismi, quindi spaventatevi un pochino, per favore, come mi sono spaventata io, ci farà solo bene.
Tutti i dati citati sono riscontrabili.
Armatevi di coraggio e buona lettura.



Scomode verità e cattivi maestri


Il Prof. Umberto Veronesi interpellato da Fabio Fazio alla trasmissione “Che tempo che fa” annuncia che gli inceneritori sono a “rischio zero”.



Intervistato in un’altra occasione, alla domanda se le emissioni da inceneritori facciano venire il cancro, risponde con un “Io non sono un esperto di inceneritori. Io mi occupo di salute.” e aggiunge “I miei esperti mi hanno giurato che non c’è un effetto importante sulla salute”.



Chi sono gli esperti di Veronesi che “hanno giurato” lo scopriremo proseguendo nella lettura di questo resoconto dell’intervento che la Dott.ssa Patrizia Gentilini, oncoematologo ISDE Italia – Medici per l’ambiente – ha tenuto domenica 10 maggio nell’ambito dell’iniziativa di RES Pisa “Economia solidale in festa”.
Patrizia Gentilini, appartenente a due associazioni, ISDE Italia e Associazione contro Leucemie, Linfomi, Mieloma (AIL) sezione Forlì-Cesena di cui è vice presidente, è disposta a mettere la prima pietra di tutti i futuri inceneritori se si dimostrasse che questi non causano danni alla salute. Il codice deontologico di ISDE Italia afferma che l’ambiente è un determinante fondamentale della salute. L’aria è il primo medicamento, come già ebbe a dire Ippocrate.


Con raffinata capacità mediatica di persuasione ci hanno fatto credere al “problema rifiuti”: il caso di Napoli è stato creato ad arte per farci credere che la soluzione fossero inceneritori e discariche, entrambi soluzioni molto peggiori del male da combattere.
Il cittadino è disorientato di fronte alle posizioni antitetiche di chi dà informazioni.
Noi dobbiamo cominciare a rifiutare il concetto di rifiuto. Il rifiuto è una risorsa. Se c’è la crisi a maggior ragione acquistare le materie vergini è più dispendioso che ricorrere alle materie riciclate, il cui uso dovrebbe essere incentivato dalle pubbliche amministrazioni che invece sostengono bipartisan le politiche a favore degli inceneritori, perchè gli affari che si fanno con i rifiuti sono il doppio di quelli che si fanno con prostituzione e droga messe insieme.
Il problema cruciale è l’informazione. Irwin Bross dice che quando i governi dicono che qualcosa è buono per te in realtà stanno dicendo che è buono per loro. L’unico che ti può proteggere sei tu.


La combustione
Il processo di combustione trasforma materiali di per sé inerti in composti pericolosi e tossici. In natura la combustione non esiste, è un incidente. La natura conosce solo processi circolari, è l’uomo che ha introdotto processi lineari come la combustione; si può dire che siamo rimasti all’età del fuoco: mentre in natura esistono processi di generazione di energia informati al principio di trasformazione (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma), noi per generare energia riusciamo a pensare solo al fuoco. Per la natura la soluzione è il compostaggio.
La combustione inoltre non fa altro che peggiorare è la desertificazione che interessa la nostra penisola (ad esempio la pianura padana).
Vengono invece propagandati come ecologiche ad esempio coltivazioni intensive di olio di palma che invece comportano deforestazioni importanti e necessitano di reti di trasporti.
Per quanto riguarda gli impianti di combustione a biomassa (vedi il caso dell’impianto di combustione a biomassa di origine forestale e agricola di Buti) erroneamente il problema è stato individuato esclusivamente nella CO2, che non è un veleno, perché la CO2 è l’unico prodotto disciplinato dalla normativa, dimenticando l’arsenico, le diossine, i particolati e tutte le altre sostanze tossiche prodotte dalla combustione di biomasse.


Cosa sono gli inceneritori?
L’inceneritore non è affatto un’alternativa alla discarica.
Gli inceneritori sono industrie insalubri di classe prima. Non sono idonee a ospitare inceneritori le zone agricole: e invece noi stiamo compromettendo la specificità del nostro territorio, l’agricoltura.
Il 10-20% delle emissioni sono 200 composti (diossine); e la normativa che dovrebbe tutelarci prevede soltanto tre controlli l’anno.
Gli inquinanti contaminano l’uomo che è al vertice della catena alimentare. Le emissioni: ossidi di azoto, diossine, anidride solforosa, particolati, metalli pesanti.
Ogni tonnellata di rifiuti produce 120 Kg di ceneri, sostanze tossiche comprese; ad esempio l’inceneritore di Brescia brucia 800.000 tonnellate di rifiuti all’anno, cioè 882 Kg di ceneri per ogni abitante.


Le polveri sottili: una questione di dimensioni
Il particolato è tanto più pericoloso quanto più è fine, la capacità di penetrazione va dall’attacco delle alte vie respiratorie fino alla penetrazione cellulare e quindi alla determinazione dell’insorgenza di tumori, passando per la determinazione di patologie quali l’ischemia e la trombosi, effetto facilmente deducibile dall’evidenza che il fumo, ad esempio, è alla causa di ipercoagulazione del sangue e di ostruzione dei vasi.
Il cosiddetto PM10 ha le dimensioni del polline; più pericoloso è il PM2,5 delle dimensioni di un globulo rosso, mentre il più pericoloso, con effetto genotossico, è quello delle dimensioni di un virus, che entra nelle strutture più sottili delle cellule di cui riesce a alterare le funzioni, che i filtri degli impianti di incenerimento non riescono a trattenere.
Si registrano 389.000 morti all’anno in Europa a causa di particolato PM2,5 di origine antropica (Agenzia Europea dell’Ambiente).
Studi recenti prospettano ulteriori scenari: le particelle più sottili hanno la capacità di raggiungere i lobi frontali determinando processi infiammatori e degenerativi correlati con patologie quali l’alzheimer attualmente in aumento: l’incidenza è stimata in termini di quadruplicazione dal 2006 al 2050.


Che cosa esce dagli inceneritori?
Lo IARC, International Agency for Research on Cancer dell’OMS e l’Istituto Superiore di Sanità riportano l’elenco dei cancerogeni: arsenico e cadmio sono considerati in medicina cancerogeni certi, ma anche diabetogeni (si asta assistendo al fenomeno dell’aumento del diabete infantile) e causa di patologie cardiache; il cadmio in particolare interferisce con le funzioni ormonali, oppure altera il DNA; mercurio e piombo sono cancerogeni possibili e provocano danni allo sviluppo cognitivo e psichico soprattutto nei bambini: è stabilita una relazione ad esempio tra mercurio e autismo nell’infanzia (il mercurio è reperibile soprattutto nei pesci di grossa taglia, sconsigliato dunque alle donne in gravidanza).


Diossina
Le diossine sono molecole estremamente stabili presenti nella catena alimentare, quindi assunte attraverso la dieta, e la loro patogenicità si realizza per accumulo nell’organismo; i tempi di permanenza nell’organismo sono di 7-10 anni, necessari a dimezzarne la presenza, quindi ogni dose si aggiunge all’altra rendendo impossibile l’eliminazione se non nel modo più drammatico, e cioè mediante la gravidanza e soprattutto l’allattamento: in un campione di latte prelevato al terzo mese di allattamento è stata trovata una quantità di diossina pari a 30 picogrammi, cioè il doppio rispetto ai limiti di sicurezza individuati in un range di 3,5-15 picogrammi dal regolamento CE 2375/2001 di modifica della definizione dei tenori massimi di taluni contaminanti presenti nelle derrate alimentari, ed è noto quanto i livelli di protezione siano limiti di sicurezza convenzionali, sempre inevitabilmente frutto di compromessi tra interessi economici e studi scientifici, incapaci di tutelare al 100%.
Ci viene detto di tutto: la diossina è prodotta dagli incendi boschivi, dal traffico urbano, ma ad esempio un anno di traffico stradale contribuisce per l’1,1% a determinare i livelli di diossina, rispetto al 64% della produzione industriale e ospedaliera.
Le diossine sono sostanze non del tutto conosciute; non si tratta di agenti cancerogeni ma di sostanze che facilitano l’attacco di altri cancerogeni; sono responsabili di patologie neurocomportamentali, immunosoppressivi, ormonali, cancerogeni (sarcomi, linfomi della prostata, del colon retto e della mammella), di tiroidite, endometriosi, in qualità di sostanze “multiorgano”, rispetto ad altre molecole che prediligono un organo bersaglio; di certo c’è che nelle cellule è presente un recettore che ha un ruolo cruciale per lo sviluppo della vita, capace di legarsi a queste molecole, ma non ne conosciamo il comportamento.
Umberto Veronesi ha dichiarato che a Seveso non è successo niente.
Tutto il mondo conosce gli effetti della diossina, o Agente Orange, in Vietnam.


“A silent pandemic”
Le sostanze inquinanti stanno compromettendo il cervello dei bambini: il rapporto AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) 2008 sull’incremento dei tumori nei bambini negli anni 1988-2002 è stato del 2% (a fronte dell’incremento di 0,6% in USA e 1,1% in Europa) raggiungendo il 3,2% solo nel primo anno di vita, dato spiagabile solo con un’esposizione ad agenti patogeni allo stadio pre-gametico.
Tutte le sostanze inquinanti trovano un bersaglio privilegiato nel cervello del feto, notoriamente l’organo più ricco di grassi, in quanto sostanze lipofile, cioè solubili nel grasso.
Esperimenti su cavie ci forniscono ulteriori elementi per dichiarare quanto lo sviluppo fetale determini il nostro destino di salute o di malattia; è la storia dell’esposizione agli agenti patogeni di un individuo a partire dal suo concepimento a determinarne gli esiti in una direzione piuttosto che un’altra. E’ infatti stato dimostrato che cavie femmine trattate con un cancerogeno certo sia durante lo sviluppo fetale che dopo la nascita hanno sviluppato un tumore alla mammella incidente per il doppio del valore registrato in un altro campione di cavie trattate solo dopo la nascita.
Che almeno i rischi per la salute dei bambini scuotano le coscienze, visto che le nostre sono indifferenti! E’ noto quanto gli organismi in accrescimento abbiano una sensibilità e recettività diversa rispetto agli adulti.
Pensiamo almeno a proteggere i bambini, dice Bruce P. Lanphear, direttore di Children’s Environmental Health Center, Cincinnati, US.


Gli studi epidemiologici
Gli studi sulle popolazioni residenti in prossimità degli inceneritori a cura di Pietro Comba, Lucia Fazzo e Fabrizio Bianchi rivelano un incremento di tumori. La valutazione nell’area circostante l’impianto di Coriano (Forlì), eseguito con metodologia di analisi multicriteriale GIS, Geographic Information System (che considera anche la direzione dei venti) ha analizzato gli effetti dell’esposizione alle sostanze tossiche derivanti dalla combustione di rifiuti tossici e ospedalieri sulla popolazione suddivisa in quattro livelli di esposizione; nonostante le conclusioni denunciassero un raddoppio di incidenza dei tumori nell’intera coorte analizzata (uomini e donne) nel raggio di 3,5 Km, la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri dell’Emilia Romagna, pur di dare un’informazione tranquillizzante optò per ridimensionare i risultati dell’indagine epidemiologica e rassicurare sul fatto che i dati non avevano mostrato un incremento significativo chiedendo una moratoria sugli impianti di termovalorizzazione -incenerimento della regione, intervento che scatenò le ire di Bersani che minacciò ispezioni e sanzioni disciplinari e fece dire a Lorenzo Tomatis (Presidente Consiglio Scientifico ISDE, Direttore Esecutivo IARC) che le conclusioni degli studi di Coriano erano ambigue e contraddittorie.

Perché tanti negazionisti, “produttori di dubbi”, quelli per i quali non ci sono mai prove sufficienti? Gli nteressi economici si scontrano con i risultati scientifici. Il conflitto di interesse è la piaga che affligge la medicina. Altrettanto accade per l’impatto dei telefonini, degli OGM ecc.
In Italia è redditizio bruciare anche l’acqua, dice Paolo Rabitti, il perito della Procura di Napoli che ha indagato Bassolino e Bertolaso, autore di “Ecoballe”, Aliberti Editore.


Patrizia Gentilini non ha tessere politiche, non è ambientalista. La sua iniziativa di un atto notorio sottoscritto da quattrocento medici ha suscitato dissensi e provocato prese di posizione come quella dell’ex primario della struttura dove svolgeva il suo servizio la Dott.ssa Gentilini, che da difensore strenuo degli inceneritori ha pubblicamente dichiarato che le quattrocento firme non avevano nessun valore e che la diossina non è cancerogena. Il Prof. Lorenzo Tomatis in quell’occasione le disse che le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che stiamo procurando loro.

Altro episodio significativamente spiacevole è stata l’aggressione verbale subita dalla Dott.ssa Patrizia Gentilini da parte dell’aspirante sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che l’ha apostrofata “Maga Magò” e “alchimista” per avere denunciato i danni sulla salute causati dagli inceneritori. La lettera sottoscritta da cinquanta medici in difesa della Dott.ssa Gentilini a proposito di questo episodio non è stata pubblicata da nessun giornale toscano. Matteo Renzi è infatti colui che ha pubblicato a spese della Provincia di Firenze dei fantomatici “Studi” per promuovere cento anni di incenerimento senza danni in Danimarca.
Peccato che i danesi non siano i migliori maestri: la loro legislazione non pone limiti agli inceneritori fino al 2003, e tuttora vige una clausola di esenzione per i bruciatori.
Questa la stucchevole campagna della Provincia di Firenze, dove il termovalorizzatore è indicato come l'unica scelta "di buon senso" che possiamo fare per i nostri figli...

Altra impostura è la pubblicazione di Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grosso e Vito Foà, “Il recupero di energia dai rifiuti. La pratica, le implicazioni ambientali e l’impatto sanitario”.
Foà è il famoso “esperto giurato” invocato da Veronesi nella succitata intervista. L’impatto sanitario è a sua cura. Liquida autorevoli studi epidemiologici in poche battute. Conclude che non esistono nessi di causalità tra cancro e sostanze tossiche non essendoci diminuzione dell’incidenza allontanandosi dalla sorgente di emissione. Quali le fonti? Gli studi di Elliot e Knos riportati dall’ISDE internazionale che ricordiamo riconosciuta dall’OMS.
Foà falsifica deliberatamente la traduzione dall’inglese introducendo una negazione laddove invece si asseriva esattamente il contrario, e cioè che c’è diminuzione dell’incidenza del cancro allontanandosi dalla sorgente di emissioni tossiche.
Vito Foà: chi è costui? Luminare della Scuola di specializzazione in Medicina del Lavoro di Milano, già ascoltato dalla Procura di Venezia nel 1989 a riguardo del processo di Porto Marghera aveva dichiarato che il CVM (cloruro di vinile) era un cancerogeno. Interpellato su quesiti analoghi dopo nove anni, nel 1998, non sa più cosa rispondere. Cosa è cambiato dal 1989 al 1998? Che Vito Foa è diventato un consulente Enichem. Vito Foà è l’esperto giurato di Veronesi.

L’Associazione Italiana di Epidemiologia in due studi difficilmente contestabili dichiara l’incidenza di tumori in relazione alle diossine. Il danno è riconosciuto per quanto riguarda gli impianti di incenerimento di vecchia generazione, perché nei nuovi la concentrazione di diossina è passata da 4000 (il limite dei vecchi impianti) a 0,1 nanogrammi, limite di tossicità calcolato però come se si trattasse di diossina di Seveso, il cui valore è stato stimato dall’Istituto Superiore di Sanità 10.000 volte superiore rispetto alle altre diossine. Sui nuovi impianti inoltre non esistono studi. Oltretutto i camini sono più alti, quindi è immaginabile che la propagazione delle emissioni sia più ampia. E, cosa ancora più grave, le particelle emesse sono più fini.


Qualche chicca.
Il premio per il più bell’inceneritore del mondo, assegnato all’inceneritore di Brescia, val bene il sacrificio di un po’ di latte contaminato. I livelli di diossina si sono abbassati solo quando le aziende agricole hanno smesso di dare alle mucche il foraggio coltivato nel raggio dell’inceneritore vincitore.

Tutti i polli cresciuti intorno al termovalorizzatore di Montale (PT) sforano in modo importante i livelli di diossina. Si fanno le analisi, si conclude trionfalmente che l’inceneritore non c’entra nulla, perché i polli sono così lontani dal camino di Montale da essere finiti a trecento metri dall’inceneritore di Baciacavallo…
Solo il Parlamento Europeo si è preso la briga di fare un’interrogazione sui polli toscani alla diossina, in Italia tutto tace.

Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino sta costruendo per il 2011 un impianto di termovalorizzazione confortato dagli studi del Politecnico che hanno già quantificato i costi in euro delle malattie previste che saranno provocate dall’impianto.

I costi sanitari e ambientali.
Le stime del 2005 dell’OMS rivelano che l’Italia potrebbe risparmiare 28 miliardi di Euro l’anno riducendo l’inquinamento atmosferico.

giovedì 17 dicembre 2009

La Speziera. Cose buone dal mondo.





Non avete sbagliato indirizzo.
Tranquille, non sono io l'artefice di queste meraviglie natalizie.
Le ha fatte la mia amichetta dell'asilo.
Cioè è da tempo ormai che abbiamo fatto l'asilo insieme, e poi le elementari, e poi le medie, e le superiori però in un'altra sezione.
E adesso lei è mamma dei miei due meravigliosi figliocci (sì, me li tiene lei per comodità).
E poi, oltre a insegnare, fa la crafter, non so se si dice così, l'ho inventato ora.
Visto che meraviglia?
E non è che un assaggio stagionale.
E' una professionista, di queste cose, che fa con estrema cura e dedizione e maestria.
Ho provato a convincerla, domenica sera, quando ho partecipato alla sua consueta cena prenatalizia di scambio doni per grandi e piccini, ma sembra che non ne voglia sapere di farsi un blog.
E allora la ospito io, io l'invidiosa, io la livida di stizza autodiretta per non avere voglia di fare neanche un puntaspilli, io la parassita di vite e bravure altrui.
Mi son detta (e le ho detto) che l'universo delle mamme Craft-blogger non può perdersi una così fine interprete, una delle migliori che ci siano in circolazione.

Ma non tutto è perduto.
Infatti, se volete, la potete incontrare di persona.
Perchè oltre a essere mamma, e professoressa, e krafter, e cuoca mirabile, è anche erborista.
Ha un'Erboristeria a Livorno, in Via U. Mondolfi, 97, che si chiama "La Speziera" che Federica gestisce con professionalità e passione.
Non è solo un'erboristeria, La Speziera, ma lì dentro "si fa di tutto un pò, ed è soprattutto un luogo d'incontro e di ascolto al femminile (chi entra in genere, fra una cosa e l'altra, ci schiaccia mezz'ora): si parla di erbe e di tè, di creme e di ricami, di bambini e di acciacchi vari, di ambiente e di commercio equosolidale, di medicine non convenzionali e anche di seria ricerca" (ipsissima verba di Federica, parole sue).
Quindi, oltre a chiederle consigli naturali per i vostri bambini (è laureata apposta) che sa dispensare con professionalità e sapienza di mamma e una certa filosofia orientata al buono del mondo, se volete anche sapere come si realizzano queste creazioni che hanno per me del miracoloso, andatela a trovare, o telefonatele, o mandatele una mail.
Guuardate qua che negozio delizioso (vanità di vanità: il logo l'ho fatto io...).





Erboristeria La Speziera
Erbe officinali, Prodotti fitoterapici e integratori alimentari, Fitocosmesi e prodotti termali, Tè, Alimentazione biologica.

mercoledì 16 dicembre 2009

Il futuro dei nostri figli in Italia




Peraltro...

Il giveaway di Rodonea


Le energie di mamma Rodonea sono inesauribili... perchè decisamente alternative e soprattutto rinnovabili... andate a visitare il suo blog e capirete perchè.
Brava.
L'ultima verdissima idea che ha avuto è il suo giveaway natalizio, e io in quattro e quattr'otto ci sono finita dentro con il "mio" Furoshiki!!!
Ma guardate qua l'uso personalissimo che ha deciso di farne... e sono tra le vincitrici, insieme a Ork'idea Atelier, Sara e Ladyzazza.
Sono confusa e felice, e grata.

P.s.: Ma lo sapevate cos'è una rodonea?
Io no, ma quando sono andata a cercarla su Wikipedia ho saputo di averne disegnate a milioni, praticamente non ho fatto altro che rodonee in vita mia, voi no?



In geometria è detta rodonea la curva algebrica ... una serie di avvolgimenti ... figure a forma di rosone, da cui deriva il nome della curva (dal greco rhódon, ròsa).
Nell'immagine in alto tutte (o quasi) le possibili rodonee...


Il rosone della Cattedrale di Chartres

martedì 15 dicembre 2009

Appello per le Adozioni in Cambogia


Le famiglie in attesa di adottare un bambino in Cambogia stanno rischiando di vedere saltare i loro abbinamenti.
Cosa significa?
Significa che i bambini per i quali è già stata scelta una famiglia in Italia rimarranno istituzionalizzati per chissà quanto tempo ancora.
E sappiamo cosa comporta l'istituzionalizzazione.
Significa che quelle famiglie che conoscono già il nome del loro bambino dovranno rinunciarvi per sempre, vedendo decadere perfino la loro idoneità a essere genitori.
Questo per una coppia adottiva significa perdere la possibilità di essere mamma e papà del bambino che era destinato a essere loro figlio.

Possiamo sostenere la loro causa leggendo e firmando questo appello indirizzato al Presidente Napolitano:
http://www.petitiononline.com/cambogia/petition.html

La Commissione per le Adozioni Internazionali sta affrontando la situazione in questi termini: http://www.commissioneadozioni.it/it/notizie/2009/comunicato-aggiornamento-sulle-adozioni-in-cambogia.aspx

L'appello di Stefano de Le Radici e Le Ali

Cari amici,
voglio attirare la vostra attenzione sulla disperazione che molte famiglie stanno vivendo, oggi, in Italia.
Dallo scorso mese di Marzo, i destini di circa 150 famiglie italiane e dei rispettivi figli adottivi in Cambogia sono appesi ad un sottilissimo filo di promesse, impegni e trattative che nei prossimi giorni finirà per essere inesorabilmente reciso.
Il 17 Novembre il governo Cambogiano approva in Senato una legge volta a rendere le procedure adottive in Cambogia più trasparenti ed in linea con i criteri previsti dal Permanent Bureau della Conferenza dell'Aja. In data 7 Dicembre, la stessa legge riceve la firma finale da parte dal re di Cambogia, Nordom Sihamoni.
La Commissione Adozioni Internazionali ha purtroppo accettato che la nuova legge venga applicata in maniera RETROATTIVA alle coppie Italiane che hanno già un abbinamento e hanno già espletato presso il Governo Cambogiano tutte le pratiche preliminari incluso il versamento degli oneri finanziari previsti.
In particolare le coppie che hanno superato i 45 anni di età e le coppie con più di un figlio già presente in famiglia, verranno tagliate definitivamente fuori dalla procedura adottiva, anche se già abbinate ad un bambino.
Molte famiglie perderanno così i propri figli.
E quei bambini perderanno la propria nuova famiglia.
Per questo motivo alcune famiglie che frequentano il nostro Forum hanno acceso una Petizione al Presidente Napolitano e alle più alte cariche dello Stato.
Si chiede di intervenire attraverso le vie diplomatiche affinché alle coppie italiane sia consentito di concludere il proprio iter adottivo in base alla legge vigente al momento del deposito/abbinamento come inizialmente promesso dalle Autorità Cambogiane.
Rivolgo a tutti voi l'invito a firmare questa petizione:
http://www.petitiononline.com/cambogia/petition.html
Bastano pochi minuti, non sarà tempo sprecato.
Il nostro abbraccio a tutte le famiglie che stanno vivendo questo momento e l'augurio che tutto si risolva in breve tempo.

Stefano e staff - Le Radici e le Ali

lunedì 14 dicembre 2009

Festa di Natale


Festa di Natale "a casa" del nostro Ente autorizzato all'Adozione, sabato.
Grande concorso di popolo e affollamento di occhietti a mandorla di recente e meno recente acquisizione... un brulichìo di bambini vietnamiti vestiti a festa, classici, in velluto blu e rosso, come si conviene a Natale in famiglia.
Una gioia per gli occhi e per il cuore di chi è ancora qua che aspetta, tipo noi.

Rivediamo tante famiglie con cui condividiamo il cammino ormai da un pò di tempo e parliamo delle cose di cui parlano le famiglie adottive.
Siamo felici di rivedere i nostri amici, i loro bambini abbarbicati come koala ai genitori, come M, la bambina di S e E, e G, il bimbo di A e S, che non mi stanco di guardare.
L e P (il fiocco azzurro di luglio e la partenza novembrina) sono appena tornati dal Vietnam con il loro piccolo F, ma oggi non ci sono. Li andremo a trovare nei prossimi giorni.
Qualche lacrima cade sul panettone.
Sono lacrime di gioia a vedere le famiglie finalmente riunite.
Lacrime di tensione accumulata nella quotidianità, dove a tanti (non a tutti, grazie al cielo) sembriamo così diversi:

Mamma bio: Ma sei proprio sicura di quello che stai facendo?
E io: Guarda che se ti sei stufata stasera passo a prendere tuo figlio e me lo porto a casa, va bene? Ho anche la camerina pronta.
Mamma bio: Ahahahhahha certe volte lo darei via proprio volentieri, ma invece... guai a chi me lo tocca...

Oppure:
Mamma bio: Guarda che poi la vita ti cambia, non credere di continuare a fare la vita che fai!!!
E io (sorvolando sulla velata colpevolizzazione da parte della madre di famiglia rivolta a me, quarantenne scansafatiche poichè senza figli): E a te allora chi te l'ha fatto fare di fare dei figli? Non lo sapevi che la vita ti sarebbe cambiata?
Mamma bio: Sì, ma loro sono venuti, è un'altra cosa.
Io a questo punto posso rispondere solo telepaticamente.
Se vi interessano altri esempi di conversazioni come questa cliccate qui e qui.

Insomma quando vediamo altre famiglie un pò strane come quella che saremo noi, tanto strane da andarsela addirittura a cercare, perchè se fossero venuti, i figli, sarebbe stata tutta un'altra cosa, scendono lacrime sul panettone, perchè finalmente abbiamo davanti qualcuno che ci assomiglia.

Quando i piccoli non ne possono più di stare seduti si sciolgono le file e ai bambini è proposto di addobbare l'albero.
A ognuno è consegnata una pallina di cartoncino bianco che devono colorare e sistemare tra i rami.
Noi grandi ci spostiamo nella sala dove è allestita la merenda natalizia.
Un papà con il "physique du role" è catturato dalle organizzatrici e costretto con la forza a indossare i panni di Babbo Natale per distribuire i doni ai cuccioli.
Tanti vedono Babbo Natale per la prima volta e spalancano gli occhietti a mandorla come possono.
Alla fine io trovo abbandonata una "pallina" di cartoncino colorata dai bimbi (quella dell'immagine qui sotto) e me la infilo in tasca.
Sarà il mio simbolo di questo Natale, si spera l'ultimo in due, visto che ci hanno detto che forse (mai sbilanciarsi più di tanto) presto riceveremo buone notizie...
Quanto tempo vorrà dire "presto"?

Finita la festa riprendiamo la via degli ulivi, dei vigneti e dei castagni e imbocchiamo la "Fipili" verso casa.
A metà decidiamo di fermarci e andare a trovare una delle famiglie che abbiamo "perso per strada": hanno interrotto il percorso dell'internazionale perchè hanno appena portato a casa il loro piccolo con l'adozione nazionale.
Sono diventati genitori in una mezz'oretta, due settimane fa.
Cose da pazzi.
Ma sono anche pazzi di gioia, dopo tanti anni di attesa.

giovedì 10 dicembre 2009

Piano B: Tenugui


Non vi siete ancora procurati un Furoshiki?
Ecco un piano B, suggeritomi, perlappunto, da PianoB, una nuova lettrice decisamente vicina al Giappone per studi e lavoro di traduttrice, che ringrazio moltissimo per il prezioso suggerimento che mi permette di creare questo post.
PianoB mi avverte che esiste una versione ancora più semplice, meno pregiata ma ugualmente versatile, del Furoshiki: il Tenugui.

Un Tenugui (手拭い), nome composto da te = mani e nugui =asciugare, è un rettangolo di puro cotone 100% (ecologico!) senza orli cuciti, molto diffuso in Giappone.
Le prime testimonianze, statuine di argilla riproducenti figure umane con Tenugui avvolti intorno alla testa, risalgono al periodo Kofun (250-538).
Si tratta quindi di quanto più autenticamente giapponese possiate trovare.
Questo anche se l'idea, diciamocela tutta, credo ci appartenga antropologicamente e sono convinta che un pò a tutte le latitudini, scavando un buco in terra, si possano portare alla luce statuine con Tenugui in testa.
Certamente il Giappone ne ha codificato l'uso in modo peculiare, giustificandolo anche filosoficamente: presi come siamo dalla nostra vita frenetica ci dimentichiamo facilmente della felicità che deriva dai piccoli piaceri della vita, come guardare i fiori di ciliegio in boccio nei parchi, annusare il profumo della pioggia ad inizio estate, lasciarsi abbagliare dall'oro del fogliame autunnale, apprezzare il candore della neve appena caduta... per un giapponese il poliedrico e multiforme Tenugui, adattandosi diversamente ad ogni stagione, aiuta a essere consapevoli delle manifestazioni della natura che ci circonda e a trarne motivo di piacere.

All'inizio oggetto destinato a pochi, è solo tra il periodo Azuchi-Momoyama (1568-1603) e  il periodo Edo (1603-1867), che l'uso si estende a tutti.
Il Tenugui tradizionale è dipinto a mano con la tecnica centenaria "Tenassen", che ha le sue origini nientemeno che in Italia.
Si tratta in pratica dell'utilizzo di stencil, o mascherine di carta, una diversa per ogni colore, rudimentali antesignane delle tecniche serigrafiche (di cui so qualcosa, visto che la sorte mi fece incontrare mio marito in una serigrafia, la sua, nel lontano 1991... la serigrafia... arte giapponese di stampare servendosi di fili di seta intrecciati fissati a una cornice di legno, un presagio delle "vie della seta" che dopo tanti anni ci apprestiamo a percorrere per riunire la nostra famiglia...).

Solitamente un Tenugui misura 90 cm x 33 cm ed è decorato con splendide fantasie tradizionali.
Difficile non collezionarli, come giustamente fa la musa ispiratrice di questo post, PianoB.
Ma dando un'occhiata in rete sembra che se ne trovino stampati con una gamma pressochè illimitata di soggetti, come vedrete ad esempio su  http://heartfish.com/, da cui ho preso questa foto.



Può essere usato come asciugamano, tovaglietta, fazzoletto o per avvolgere il bentō [di bentō (弁当; べんとう) e onigiri (御握り; おにぎり) ebbi a dire in uno dei primissimi post, ai primordi di questo blog].
Il Tenugui è usato nella quotidianità oppure nel teatro Kabuki o nel Kendo (arte marziale).
Tra le foto che mi hanno colpito c'è questa del signor Takahashi, un artigiano che realizza e vende Tenugui nel suo negozio di Ningyo-cho (fonte: http://bemused.typepad.com/), qui con un copricapo realizzato, appunto, con uno dei suoi manufatti.



Una scorta di simil-Tenugui in casa, di tanti colori, raccolti in una cesta, in un bidoncino, in un portagiochi, e messi a disposizione dei bambini, potrebbero svolgere la funzione dei cosiddetti "giocattoli aperti" o "incompiuti" della pedagogia steineriana, prestandosi con la loro versatilità a essere "giocati" in mille e uno modi diversi.
Ecco qua le piccole allieve della classe di Mrs. Dumville divertirsi a inventare situazioni di gioco sfruttando le opportunità del Tenugui http://www.wuhaonyc.com/blog/.



Mi sembra di capire che le modalità di utilizzo e piegatura del Tenugui siano decisamente più intuitive del Furoshiki...

 

Japan Proxy - Instruction manual for a tenugui.

Ma cercando bene si trovano anche soluzioni glamour per la casa, ad esempio...



Guardate bene la foto sopra... (inseme alle prossime due sono tratte da http://karakutokyo.com/) ecco in arrivo un'altra idea: Mizuhiki!
Ovvero cordicelle di carta usate in origine come nastri decorativi di ornamento dei doni per la Corte Imperiale.
Si tratta di carta attorcigliata con l'aiuto di colla.
Il tipo di nodo, il numero di cordicelle usate e il loro colore hanno precisi significati: di norma non si usano i numeri pari, tranne che per doni nuziali: dieci cordicelle raffigurano l'unione di due famiglie (5x2), e sono dunque segno di buona sorte. In ogni caso mai usarne nove.



Ideali anche per fare dei bellissimi portatovagliolo, simili invero a battipanni in miniatura...

 

E anche stavolta non siamo lasciati soli davanti all'annoso problema di come avvolgere un'anguria o una qualsivoglia cucurbitacea: se non c'è il Furoshiki niente paura, c'è il Tenugui!



lunedì 7 dicembre 2009

Furoshiki


Dopo il Kamishibai, di cui avrete prestissimo notizie fresche, ecco un'altra idea destinata a diventare un tormentone: Il Furoshiki (風呂敷).
Probabilmente fino a ieri ero rimasta l'ultima a non sapere cosa fosse.
Questa volta è stata la mia proverbiale pigrizia a captare in rete questo oggetto magico, che mi ha attratto fortemente per la sua ovvietà.
Sono rimasta stupefatta davanti alla sua semplicità che ha del miracoloso per una come me che si delizia dei lavoretti altrui ma che è quasi del tutto refrattaria a prendere un ago in mano.
Mi sono fatta perfino un krafty-corner sul soppalco ma lo evito accuratamente.
E' per questo che quando ho scoperto il Furoshiki ho esultato.
Non è necessario por mano ad ago e filo per realizzare nientemeno che borse, delle specie di Mei-Tai (molto elementari rispetto al meraviglioso originale che Claudia de La Casa nella Prateria realizza con amore e competenza), dei cuscini e, opportunamente in questo periodo natalizio, pacchetti-regalo.







Ma insomma, di cosa si tratta?
Il nome giapponese “Furoshiki”, che combina le parole “furo” che significa “bagno” e una forma del verbo “shiku” che significa “stendere”, risale al periodo Edo (1603-1868), quando i bagni pubblici erano di moda e i loro frequentatori portavano le proprie cose avvolte in stoffe quadrate.
La protagonista di questa struggente cartolina giapponese d'epoca reca tra le mani un prezioso involto che ha questa denominazione, ma mi ricorda tanto quando a Pasqua  noi bambini innocenti e circonfusi di un'aura di purezza portavamo le uova colorate in chiesa, avvolte in un tovagliolo fresco di bucato, bianco candido e magari ricamato, perchè fossero benedette alla fine della Messa.



Il Furoshiki dunque non è altro che un semplice riquadro di tessuto che assume infinite forme e funzioni.
E' un’usanza giapponese, anche se l’abitudine di avvolgere oggetti nella stoffa esisteva già nel Sud-est asiatico e nel MedioOriente.
Ecco un papà del Sud-est asiatico che porta un prezioso oggetto avvolto in un Furoshiki...



Nel 2005 il Ministro dell'Ambiente giapponese Yuriko Koike condusse un'indagine sulle borse di plastica arrivando alla conclusione che una borsa che pesa da 8 a 10 grammi richiede da 16 a 18 ml di olio crudo per essere prodotta. Inoltre durante il processo di costruzione emette 30 gr di diossido di carbonio (CO2) e altri 31 gr sempre di CO2 durante il suo incenerimento.
E' sotto gli occhi di tutti il disastro ambientale prodotto dalle apparentemente innocue sportine per la spesa, o shopper, nel mare antistante il Giappone e le coste orientali del continente asiatico: la famosa Isola di plastica del Pacifico di cui già dicemmo in apposito post.
Il Pacific Trash Vortex e’ un’isola di spazzatura, soprattutto plastica, formatasi nell’Oceano Pacifico a partire dagli anni cinquanta, con un diametro di circa 2500 km, pari ad una superfice di 4.909.000 Km², una profondità di 30 metri ed un peso di 3.500.000 tonnellate.
E' ad opera della North Pacific Subtropical Gyre, una corrente oceanica dotata di un particolare movimento orario a spirale, che i rifiuti galleggianti si aggregano fra loro.

Ogni anno vengono usate in Giappone 30 miliardi di borse di plastica.
Continuare a usarle è letale per la salute del nostro pianeta.
E' per questo che Yuriko Koike ha deciso di incentivare il ritorno alla tradizione del Furoshiki.
La foto qui sotto non è ancora una ragione sufficiente per piantarla con le buste della spesa?



La misura più comune del Furoshiki è di circa 75 centimetri quadrati e la più popolare è di 45 cm quadrati.
Tra i siti giapponesi molti ne sono che vendono deliziose stoffe in seta, lana, cotone, riproducenti motivi tradizionali rivisitati in chiave moderna, come questo, seducente, di kakefuda.co.jp.







Tre sono i metodi base di avvolgere gli oggetti con il furoshiki:
Hirazutsumi (che significa avvolgere) è il modo più elegante, indicato per fare pacchetti-regalo;
Hitotsumusubi (che significa "con un nodo");
Futatsumusubi (che significa "con 2 nodi").
Poi ci sono tante varianti di questi metodi base.



Otsukaizutsumi è il metodo più popolare per avvolgere oggetti quadrati.
Binzutsumi è il metodo per avvolgere bottiglie.
Kakushizutsumi è una variante del metodo Otsukaizutsumi e serve per avvolgere oggetti pesanti.
Makizutsumi è il metodo per avvolgere articoli cilindrici come rotoli.
Hikkakezutsumi è il metodo a due nodi per avvolgere scatole rettangolari.
Suikazutsumi è il metodo usato per avvolgere le angurie.
E chi di noi non ha mai dovuto affrontare in vita sua il problema di come avvolgere un'anguria?
Chi si ritiene immune da simili problematiche non si illuda; presto o tardi dovrà fare i conti con un'anguria recalcitrante che non si lascia avvolgere da niente e da nessuno.
Ecco, da oggi sappiamo che una soluzione c'è.
E' il metodo Suikazutsumi.














Applicazioni del Furoshiki da http://www.kakefuda.co.jp/

Bet, che ringrazio molto, ha appena commentato questo post, arricchendolo: in Catalogna, la sua terra, c'è l'equivalente del Furoshiki!
Si chiama "Mocador de fer farcells", cioè il "fazzoletto per fare pacchi", che la sua nonna usa ancora per metterci la pentola con lo stufato di coniglio (sigh)!

Adotta (o realizza) una Pigotta!




Non posso esimermi dal proporre a tutte le mamme in ascolto un'adozione facile facile, senza documenti da fare, senza questionari di 365 domande da compilare, senza visite domiciliari dei Servizi Sociali da aspettare: si tratta della consueta iniziativa dell'Unicef "Adotta una Pigotta", e cioè quella bambola di pezza semplicissima, comune a tutte le culture del mondo, e infatti di bambole abbigliate con tutti i vestiti del mondo si tratta, e colorate con tutti i colori del mondo pure, ognuna delle quali intende rappresentare un bambino in attesa di un aiuto.
Sono molti infatti i bambini che hanno bisogno di qualcosa che qualcun altro ha deciso che non hanno diritto ad avere per nascita, per il fatto stesso di essere al mondo, come invece dovrebbe essere garantito a tutti in ogni Paese della terra, come dice la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia approvata all'Onu venti anni fa, il 20 novembre 1989.
Adottare una pigotta, cioè comprarla in una delle 600 piazze d'Italia dal 4 al 24 dicembre, è un sistema semplice per dare ai bambini questo aiuto.




Ma mettendosi d'accordo con l'Unicef le pigotte si possono anche fare in casa!!!
Questa è la pagina dove trovare indicazioni e istruzioni per realizzarne una.
Si contribuirà così in modo semplice e creativo alla riuscita di questo progetto.
Si può utilizzare questo cartamodello (in scala ridotta, da sovradimensionare per raggiungere le proporzioni classiche della Pigotta, ma niente vieta di fare delle Pigottine come ho fatto io...) oppure quest'altro per realizzarne una, o più di una, magari con l'aiuto dei bambini.
Poi si porta la Pigotta in uno dei Comitati Unicef più vicini, (scopri dove si trova quello più vicino a te su www.unicef.it/comitati).
La Pigotta da noi realizzata sarà corredata di una carta d'identità con i dati della bambola e il nostro nome, sarà messa in vendita e contribuirà alla raccolta di fondi che serviranno per dare a un bambino africano un kit salvavita composto da vaccini, vitamine, nutrienti indispensabili alla vita, antibiotici e zanzariere.
Grazie a una cartolina postale appesa alla pigotta saprete anche in casa di chi è andata a vivere la bambola che avete fatto.


mercoledì 2 dicembre 2009

Cucinare un drago




Mi riproponevo prima o poi di pubblicare la mia personale "referrer list", e cioè la classifica delle chiavi di ricerca più divertenti tramite le quali i navigatori sono approdati alle pagine di questo blog, ma ho sempre rimandato fino a quest'oggi, quando all'apparizione di questa frase non ho più potuto rimandare: "CUCINARE UN DRAGO".
Altre chiavi di ricerca mi hanno colpito in questi ultimi mesi per la loro stravaganza ma questa non me l'aspettavo proprio.
E' pur vero che io in qualche modo da queste pagine ho offerto il destro ad assecondare qualche malsano passatempo, tipo quando ho pubblicato la ricetta delle lasagne verdi alla modenese spacciandola come un modo, appunto, di cucinare un drago, ma non avrei mai pensato di trovare nessuno disposto a crederci e ad avere realmente questi gusti in cucina.
E' più probabile invero che trattasi di metafora, o della ricerca per la scuola di un piccolo emulo di Harry Potter, ma mi piace pensare che almeno uno al mondo che abbia questi gusti in cucina ci sia.
Come c'è l'appassionato di "succulente" (piante grasse) e il cultore di "Coccoina, la colla bianca solida per ufficio" (specie entrambe esistenti).
Dopo "Cucinare un drago", che occupa in assoluto la prima posizione, eccovi di seguito le altre ricerche che Google ha ritenuto di soddisfare proponendo tra i risultati questo blog:

Come fare a non ridere
(vi prego, qualcuno mi dica perchè Google ha messo tra i risultati questo blog!)

Mostri da bambini
(cercano cioè notizie sull'infanzia dei mostri?)

Bambini mostri colorati
(avranno omesso i due punti? Bambini: mostri colorati?)

Bambini sconfiggere mostri
(un modo curioso di effettuare la ricerca, come se Google fosse straniero)

Un dottore del loto fragrante
(un dottore, presto! C'ho il loto fragrante!)

Spazzatura e donazioni
(...)

Come preparo il ragù per bambini di 11 mesi
(allora ci sarà anche il ragù per 12 mesi, per 13, per 14...)

Psicologia dell'ultimo imperatore
(io sono notoriamente un'esperta di problemi psicologici che affliggono gli ultimi imperatori)

Sakamoto ha dei figli?
(sì, ci sono persone che si rivolgono a Google con un'interrogativa diretta, sperando di ottenere una risposta altrettanto diretta)

Minni di vergini
(in siciliano "mammelle di donne illibate". Spero cercassero l'omonimo dolce di marzapane)

Madre Tordella
(vogliono sapere chi sia la madre della Tordella o vogliono risolvere l'annosa questione se la Tordella sia in realtà la madre di Bibì e Bibò?)

Adozione bambine (non bambini!) vietnamite

Adottare senza scegliere il paese
(cioè come adottare a sorpresa?)

Ricongiungendovisi
(questioni grammaticali irrisolte)

Piedi deformati
(questo blog si occupa notoriamente di arti deformati)

Modi di dire: essere un drago.

Al prossimo aggiornamento!



Un incredibile origami di Kamiya Satoshi
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