lunedì 22 febbraio 2010

Storia di una stoffa

Lo scopo, subdolo, di questo post, è una vile captatio benevolentiae.
Se le vostre cassette delle poste tacciono, la colpa d'altri non è, se non mia.
Mi sono già tagliata i capelli corti in segno di penitenza.
Mi sono avventurata nei perigli del cucito, ed è solo perchè sono sopravvissuta che posso raccontarvene.
Avendo a disposizione una stoffa non utilizzata per il suo scopo precipuo, e cioè per gli abiti di scena di un nugolo di bianche monache seicentesche di Valladolid, ebbi la balzana idea di approfittarne e accompagnare così i miei riquadri con biglietti di mia fattura.

La stoffa
Il bozzetto dei costumi delle monache

Chiesi così alla mia vicina, la Sig.ra Bimbi, come me livornese, la sua macchina da cucire.


A me subito parve avveniristica, e la smontai, decisa a carpirne i segreti (non sapevo nemmeno come infilare il filo, e che ci fossero ben due fili da infilare, uno sotto e uno sopra, che scopersi a notte fonda, dopo tre ore di esplorazione speleologica negli oscuri recessi della macchina).

Turni notturni di lavoro

Quello che stavo facendo avrebbe avuto - ma ancora non lo sapevo - risvolti drammatici...


...solo con il tempo avrei ottenuto questi risultati insperati...


...che presto, insieme ai riquadri di stoffa, saranno nelle vostre case.

Una digressione sulla stoffa che ho scelto per voi.
Al contrario delle meravigliose vostre, che spesso contengono le piccole grandi storie dei vostri bambini, le mie sono stoffe che invece di passato contengono futuro.
Le vidi nel famoso negozietto per il faidate poco dopo avere consegnato gli ultimi documenti per Chicc, a gennaio dello scorso anno, e pensai a lui/lei, pensai che erano perfette per farci dei capini, una camicina, dei pantaloncini, un vestitino semplice, smanicato, che diosolosa a questo punto chi cucirà per lui/lei, io no di certo dopo questa esperienza di cui avrete presto tra le vostre mani un saggio.
Ho comprato altra stoffa analoga a quella scelta per Chicc e ne ho ritagliato i riquadri per voi.
Che quindi hanno scritta una storia in realtà ancora tutta da scrivere, di cui sarete partecipi grazie alla vostra presenza silenziosa su questo blog, via mail, e con qualcuna di voi anche per telefono o di persona!!!

Quando avrete i miei biglietti tra le mani vi chiederete con orrore se sia mia intenzione cucirmi da sola il Bai Jia Bei.
In effetti era questo il mio proposito originario.
Tranquilli, no.
Vi rassicuro e vi dico che no, ci penserà mia suocera, magari con l'aiuto della Sig.ra Bimbi.

8 commenti:

  1. Ma che bello questo post! Mi affascina sapere da dove parte il tutto!... bacioni

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  2. Ha ragione Beta,questo post è bello,ma lo trovo anche divertente e tenero.È sempre un piacere venire sul tuo blog.Ciao ciao

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  3. Chi ha disegnato le monachelle? Bella mano. Non dirmi che sei stata tu, Mandorlicchia!
    ;Dani

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  4. Pazzesco!
    (e quando riceverai il mio pezzo di stoffa capirai perché ;-))

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  5. Accipicchia! Hai cominciato a usare la macchina per cucire senza neanche sapere come si infila?? Sei proprio speicolata...e anche un pò incosciente :-) Ma molto, molto tenera.
    Ada

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  6. Non vedo l'ora di ricervere questa stoffina fatta di meravigliosi pensieri e tanto futuro da scrivere.
    ti abbraccio
    Martina

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