Sto scherzando.
Il fatto è che "nel paese dei balocchi..." è un incipit nostro tra me e mio marito quando immaginiamo mondi ideali dell'universo "adozione".
E ce n'è ben donde.
Un passo indietro: mi avevate chiesto molto dolcemente, come siete solite fare, un parere sulla trasmissione "Mamma ha preso l'aereo".
Io me la sono pensata, nel frattempo (o a causa di) mi sono beccata un virus virulentissimo da cui esco viva da poco, e per questo mi scuso per il ritardo con cui posto, pubblico, fotografo riquadri, rispondo alla mail eccetera.
Un rapido giro di telefonate durante la trasmissione, giovedì scorso, ha sancito la nostra comunanza di spiriti di mamme adottive: cito ancora una volta Verdesalvia, insigne accademica della Crusca, e dico che dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno [1] era tutto un versare lacrimoni di commozione e struggimento alla vista della docufiction.
Dietro la vicenda appalti milionari che imporrebbero con urgenza l'avvento di una S.p.A. che si occuperebbe con lo stesso entusiasmo di grandieventi e di eventicatastrofici ci siamo noi, le mamme adottive piagnòne che provochiamo a bella posta alluvioni e straripamenti dolosi [2].
Per fortuna il dibattito pubblico è democraticamente sospeso, siamo immuni fino alle prossime elezioni.
Ma torniamo al programma tv.
Perfetta e essenziale la ricostruzione dei fatti, disciplinato l'ordine delle fasi dell'iter adottivo.
Dall'inizio alla fine, quello esattamente è il percorso.
E' stato trattato tutto con attenzione e delicatezza, senza le temute spettacolarizzazioni e strumentaliz.
Probabilmente è questo l'unico modo possibile di rappresentare e presentare il percorso adottivo internazionale perchè sia comprensibile a chi non conosce l'argomento.
Farlo in altri termini probabilmente avrebbe sortito l'effetto di 1) spaventare, e quindi bloccare ogni via d'accesso alla comprensione 2) non arrivare, mentre l'intento era probabilmente quello di fare avvicinare la gente a questo mondo doppiamente lontano (adozione e paesi dell'AI) a cui comunque non è arrivato granchè visto che il programma è stato spostato in seconda serata.
Nel paese dei balocchi.
Questo è il commento più diffuso nell'ambiente.
Giustamente in un'oretta è stata condensata un'esperienza che non dura solo i 3-4 anni di media lungo cui si sviluppa l'iter adottivo, ma anche gli anni precedenti di incubazione di questa scelta, che sono estremamente dolorosi, potete immaginare perchè.
Senza contare tutto quello che succede in e intorno a una famiglia in tanti anni di attesa.
Non poteva essere restituito nulla di tutto questo in un'ora di programma di intrattenimento.
Nè le emozioni, nè le difficoltà, nè il dolore, nè la paura, nè le incomprensioni, nè le delusioni, e questo solo per parlare dalla parte dei genitori.
E i bambini?
Avete visto come vivono?
Siete riusciti a contare sulle dita di una mano la gamma di espressioni umane che affioravano sulla faccina del bambino protagonista della storia, al momento in cui lo hanno incontrato?
E badate bene, non ci sogniamo di discutere sul sacrosanto principio di sussidiarietà.
Non è che un paese ricco è più capace di dare amore a un bambino rispetto a un paese povero.
Ma perchè i bambini devono aspettare tanto tempo?
In un mondo migliore questo non succederebbe.
NOTE
[1] Verdesalvia, Nuovo commento su Il primo riquadro di Bai Jia Bei, e-mail, Firenze, febbraio 2010
[2] Verdesalvia, op. cit., Firenze, Febbraio 2010

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