Scelte di salute

TUTTO BENE?

Il bambino adottato spesso può presentare piccole problematiche di salute, al momento in cui fate la sua conoscenza nel paese di adozione.
Mi riferisco a piccole problematiche sanitarie risolvibili in tempi brevi, e non alle patologie che gli adottanti scelgono di accettare nel bambino che adotteranno, la quale scelta rappresenta un momento fondamentale del percorso adottivo, non privo di criticità. Ci sono Enti autorizzati che chiedono ai genitori adottivi carta bianca su questo aspetto, e altri Enti che permettono alla famiglia di porre dei limiti alla propria accoglienza. In entrambi i casi si tratta di un aspetto che chiede ai futuri genitori di mettersi in discussione. Non è assolutamente possibile in una sede come questa dire una parola di più che entri nel merito. Basti qui dire che la propria capacità di accoglienza diventa oggetto di una valutazione ancora più profonda di quanto non sia ancora stata fino a quel momento, quello in cui viene chiesto di barrare o meno un'opzione nei vostri fogli.
Detto - con grandissima approssimazione - ciò, in questo spazio mi riferirò alle piccole magagne che vostro figlio rivelerà di avere, causate soprattutto dalla condizione di istituzionalizzazione o di trascuratezza in cui si trova.
Sarà possibile che ne facciate un dramma oppure che, più convenientemente, le valutiate per quello che sono, e cioè stati destinati a risoluzione, dal momento che da ora in poi vostro figlio avrà le cure e le attenzioni di due genitori.
E' facile che la serenità dei primi giorni sia funestata da manifestazioni che vi spiazzeranno, ma se accanto a voi ci sono persone - i referenti dell'Ente in primis - capaci di sostenervi, sarà tutto più semplice di quello che vi sembrerà. In genere vi verrà offerta la valutazione di un medico sullo stato di salute generale del bambino, o vi verranno indicate strutture alle quali potete rivolgervi; è buona norma avere a portata di mano numeri di medici o specialisti di vostra fiducia a cui ricorrere soprattutto per placare le vostre ansie; magari contattateli prima di partire preannunciando che potreste avere bisogno di loro a distanza per rapidi consulti telefonici. Noi vi abbiamo fatto ricorso ricevendo rassicurazione e conforto.
In genere il bambino adottato accelera i propri ritmi di crescita e di acquisizione di capacità concentrandole in pochissimo tempo, e questo per i motivi suddetti, e cioè perchè la sua situazione generale subisce un netto miglioramento, a partire dalla salute psichica. Tutto il resto viene a ruota, rapidamente: nostro figlio ha messo i dentini uno dietro l'altro in pochissimo tempo, da sdentato che era quando l'abbiamo incontrato, ad esempio.
Potreste avere bisogno di farmaci di difficile reperibilità sul luogo, quindi anche per questo è bene portarsi in viaggio una scorta utile per le problematiche più comuni, che valuterete magari insieme al farmacista o al medico di famiglia, se disponibile (visto che ancora non potete fare ricorso al pediatra che sceglierete e/o vi sarà assegnato quando lo richiederete per vostro figlio, in Italia).
La guida alla scelta dei farmaci sarà genericamente la conoscenza delle malattie più comuni legate alla stagione e al tipo di paese dove vi recherete: ai tropici le problematiche saranno diverse che in Russia, o su un altopiano andino, sia per vostro figlio che per voi! Per quanto vi riguarda vi porrete il quesito se vaccinarvi o meno, a voi la scelta, nella consapevolezza di quali possono essere i rischi e i benefici, e quali le modalità di trasmissione di questa o quella patologia endemica del luogo.
In Vietnam noi abbiamo avuto qualche problema con le farmacie, molto diverse dalle nostre, anche in fatto di disponibilità di farmaci. E la medicina praticata dai medici, benchè spesso di formazione occidentale, differisce dalla nostra in certi aspetti; un esempio, il nostro: se il bambino non mangia può esservi consigliata l'assunzione di un rimedio che in qualche modo incrementi l'appetito, che qui da noi, in Italia, non è più usato da tanti anni per questo e quel motivo. Ma che magari va diritto all'obiettivo, se uno non vuole farsi tanti scrupoli. A voi la decisione.
Insomma passerete una quindicina di giorni alle prese con piccoli disturbi che possono togliervi un pò di serenità, ma mettendo in atto la succitata serie di accorgimenti potrete venirne fuori facilmente.
Al vostro rientro in Italia è previsto che vostro figlio faccia una visita completa in un centro dedicato ai bambini adottati (prenotate prima di partire, i tempi per ottenere un appuntamento possono essere lunghi!), presente in tutti gli ospedali italiani e negli ospedali pediatrici, dove verrà applicato un protocollo di indagine specifico in relazione al paese di provenienza, anche per quanto riguarda lo screening degli anticorpi presenti o meno, il che vi darà indicazioni riguardo ai vaccini fatti e da fare... saprete meglio di me che la decisione se fare o non fare i vaccini, non più obbligatori, è demandata alla famiglia; e che è facile che non troviate due medici che al proposito la pensano uguale; a voi, ancora una volta, la scelta, dopo consultazioni con il pediatra che finalmente avrete per vostro figlio.
Qui sotto ho postato articoli e estratti sull'argomento, che a me interessa abbastanza, e nel quale venire a capo non è impresa semplice. Ma non impossibile.



NEWS
La biologia sintetica per creare vaccini universali



La vita artificiale è più vicina di quanto si possa credere: poche settimane fa studenti della Johns Hopkins University di Baltimora, sotto la guida del biologo Jef Boeke, hanno scritto alla rivista Nature di aver prodotto e inserito con successo in un lievito due grossi segmenti di cromosoma, a cui hanno anche aggiunto un sistema per rimescolare i geni come un mazzo di carte, mimando i processi indispensabili per l'evoluzione. Un altro passo avanti per la biologia sintetica, la nuova branca della scienza che è salita alla ribalta nella primavera scorsa, quando il celebre scienziato Craig Venter ha annunciato di aver creato la prima forma di vita artificiale.
«La parola "creazione", che Venter e i suoi colleghi hanno usato nella ricerca pubblicata sulla rivista Science, ha però tratto in inganno molti» spiega Vittorio Sgaramella, responsabile della Sezione di biologia molecolare al Centro Ricerche e Studi Agroalimentari (CERSA) del Parco Tecnologico Padano di Lodi. «In realtà, Venter ha prima decifrato lettera per lettera tutto il Dna di un microrganismo, il Mycoplasma mycoides. Poi lo ha riprodotto in laboratorio, assemblando tra loro i segmenti di Dna della lunghezza massima che le nostre tecnologie consentono di produrre, e infine lo ha trapiantato con successo in una cellula, sempre di micoplasma, ma svuotata del suo Dna originario».
Il genoma sintetico è stato in grado di replicarsi e di esprimere le funzioni che il batterio svolge in natura, ma non rappresenta una nuova forma di vita. «Non abbiamo ancora né la conoscenza, né la fantasia necessarie per creare sequenze completamente nuove e associare loro una funzione» precisa il genetista, che insieme al premio Nobel Gobind Khorana fu tra i primi a creare geni sintetici nei primi anni ’70. «Il risultato dei giovani di Baltimora però è importantissimo — ribadisce Sgaramella — perché ottenuto su un organismo che non solo è molto più complesso del batterio di Venter, ma soprattutto è già utilizzato dall'industria biotecnologica».
Perché lo scopo di questa nuova scienza non è quello di creare una nuova stirpe di mutanti, ma piuttosto di prevenire e curare meglio le malattie, oltre che di trovare una soluzione alle grandi sfide che sta affrontando il pianeta, dall'inquinamento all’esaurimento delle risorse energetiche. Un progresso reso possibile anche dal fatto che, mentre un tempo occorreva una molecola di Dna campione su cui costruire, come uno stampo, quella nuova, oggi basta conoscerne la sequenza per sintetizzarla ex novo.

«Grazie a questo sistema siamo già in grado oggi di rivoluzionare i tempi di risposta a una nuova pandemia influenzale» interviene Rino Rappuoli, a capo del settore ricerca di tutta l'area vaccini della multinazionale farmaceutica che ha prodotto il vaccino contro la cosiddetta "suina". «Solo due anni fa ci sono voluti tre mesi perché, a partire dal virus isolato negli Usa, si potesse iniziare la produzione del vaccino. Un ritardo a causa del quale abbiamo potuto cominciare a distribuire il vaccino quando ormai il picco dell'infezione stava cominciando a calare. Ma se oggi dovesse emergere un nuovo virus come H1N1, i ricercatori che lo hanno isolato, in qualunque parte del mondo, potrebbero leggere in poche ore la sequenza del suo Dna. Basterebbe poi un'e-mail con queste informazioni per produrre un virus sintetico privo delle sue componenti pericolose, ma capace di indurre una risposta immunitaria e partire da questo, dopo pochi giorni, con la messa a punto del vaccino».

Il gruppo di Siena è arrivato a questo risultato collaborando con lo stesso Craig Venter, il quale ora è impegnato, come altri colleghi, a cercare di definire quali siano gli elementi minimi indispensabili alla vita di una cellula, nella speranza di poterne ricreare una che sia più semplice di quelle naturali, la cui complessità è, almeno per ora, del tutto al di là delle nostre possibilità di sintesi. «Intanto ricercatori del mio e del suo gruppo stanno guardando a un progetto ancora più ambizioso, che non potrà realizzarsi, se mai lo farà, prima di una decina d'anni, ma che potrebbe avere enormi ripercussioni pratiche: — conclude Rappuoli — creare un microrganismo artificiale del tutto innocuo, ma carico sulla sua superficie delle componenti di diversi virus e batteri, in modo da stimolare, con un solo vaccino, la risposta immunitaria contro tutte le più importanti malattie».
Roberta Villa

20 novembre 2011
fonte: http://www.corriere.it/salute/11_novembre_20/dossier-genetica-biologia-sintetica_89971a54-1109-11e1-b811-fb0a2ca90bde.shtml

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